di Angela Trausi
La personificazione del cappello, incapace di trovare una testa meritevole, genera un’antifrasi di grande impatto e di pirandelliana memoria, rovesciando la centralità della testa umana e aprendo a molteplici livelli di lettura con grande abilità sintetica. L’aforisma si presenta come un proverbio d’altri tempi: ironico, arguto e con un tocco di surrealismo. Attraverso un oggetto di uso quotidiano, capovolge il punto di vista per generare un immediato effetto sorpresa ed esprimere una raffinata critica sociale: suggerisce infatti che certi ruoli o status meriterebbero un’altezza morale, un’intelligenza o una competenza che chi li occupa semplicemente non possiede. La sua efficacia è contemporanea, l’ironia ed il sarcasmo sono raffinati ed eleganti: potrebbe benissimo essere evergreen proprio come un iconico Borsalino. L’aforisma va dritto al cuore di una dolorosa mancanza: quella di ruoli e posizioni a cui piacerebbe tanto poter dire “chapeau”.
Dopo esserci scontrati negli occhi, è infinito tutto.
di Tristano Barone
Per il rumore dei pensieri non esiste interruttore.
di Fabrizio Braggion
Il paese che mi ha dato più emozioni è lo Stato d’animo.
di Mauro Pinato
Il romanticismo è spedire un messaggio. Il coraggio è aspettare la risposta.
di Davide Orlandi
I sentimenti a volte li senti a volte li menti.
di Andrea Lo Bianco
Al tavolo dell’esperienza serve il fallimento.
di Andrea De Flora
A sconfiggermi, sono sempre state le mie certezze.
di Nicole Lorenti
Puoi starne certo. Disse il dubbio.
di Simone Magli
Prima di vivere non è che si riesca a fare molto altro.
di Umberto Morello
Nell’apparente piccolo mondo dell’aforisma, può abitare un grande mondo del pensiero.
di Beni Sascha Horowitz
Motivazione della giuria
Una frase che sembra riassumere lo spirito stesso del concorso: ricordare come la brevità non sia mai sinonimo di superficialità, ma possa invece custodire intuizioni profonde e durature.